L’idea e la costruzione

Ho sempre guardato il cielo pensando ad una casa, e ho sempre guardato i soffitti pensando al cielo in una stanza. Per questo pensare ad una casa per me ha significato fin da subito immaginare una cupola; una struttura con rapporti matematici precisi, guscio umano costruito sul mio raggio (158 cm di modestia).

Così ho dedicato il giorno del mio 25° compleanno alla costruzione di un modellino e dopo aver seguito questi consigli, ho chiesto in regalo del buon acciaio.

All’inizio avevo pensato a bamboo e cuoio come materiali per la realizzazione: conoscevo un bel boschetto e dopo il mio viaggio in Cambogia non vedevo l’ora di scoprire i segreti della stagionatura del bamboo che avevo visto nelle impalcature; avevo appena avuto una magistrale esperienza di lavorazione del cuoio ad Abano Terme e poi l’eco-compatibilità di questi materiali rispetto all’acciaio non era certo trascurabile… ma questa casa per me, questo mio guscio, doveva permettermi un dentro e anche un fuori e nella realizzazione pratica immediata non mi era possibile rendere le giunture fra i bastoni di bamboo tanto solide quanto quelle di un bullone infilato nell’acciaio.

La struttura che avevo pensato non doveva solo permettermi un riparo; mi piaceva l’idea di arrampicarmici sopra, in un movimento continuo fra il dentro e il fuori. Una casa per me non è solo un riparo: è un luogo di esercizio.

More and more with less and less

La struttura che avevo costruito era una cupola geodetica. In sostanza un’approssimazione all’emisfero fatta con un reticolato di triangoli.

Brevettata nel 1954 da Richard Buckminster Fuller, la cupola geodetica fu presentata al grande pubblico alla Triennale di Milano. L’idea alla base di questa struttura trova le sue radici nella convinzione che l’applicazione dei principi scientifici al design e all’architettura possa definire un modo sostenibile di abitare il pianeta. Le risorse finite della Terra infatti devono far fronte ai bisogni di un’umanità in crescita; così Fuller conia il termine efemeralizzazione, definendo la necessità di fare di più con meno..

more and more with less and less until eventually you can do everything with nothing

L’efficenza energetica di una casa geodetica deriva dalla superficie delle pareti che, essendo ridotta, richiede meno materiale per la costruzione ed espone meno la struttura agli agenti atmosferici. L’interno concavo crea un flusso d’aria naturale che permette all’aria di fluire uniformemente e il calore interno viene concentrato, come in un riflettore… insomma una soluzione interessante!

Sopra e sotto, dentro e fuori

All’inizio ho usato questa struttura come una tenda; ho tagliato 40 triangoli di stoffa e li ho ricuciti fra di loro per creare una copertura impermeabile con una porta e due finestre. L’obiettivo era avere un riparo in caso di emergenza.

Poi ho tagliato e cucito i 10 triangoli equilateri e i 30 isosceli in cotone bianco, separati fra di loro, ognuno con un elastico ai vertici per poter avere una copertura modulare che fosse versatile.

Dal 2009 a oggi non ho mai smesso si abitare questa struttura. Abbiamo scelto di utilizzarla in molte delle nostre produzioni teatrali utilizzandola per giochi di sospensione e proiezione, come palcoscenico, oggetto di scena, installazioni e anche come camerino. Smontata occupa pochissimo spazio è leggera nel trasporto e con l’esperienza abbiamo anche ottimizzato i tempi di montaggio.

La maggior parte dei bambini che si avvicina alla cupola si arrampica, allenando concentrazione e coordinazione e per i miei 35 anni si fa strada il desiderio di raddoppiare il diametro..

 

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