Gli spaventapasseri sposi

in breve

Due spaventapasseri imparano a parlare, iniziano a sentire qualcosa, devono trovare un senso alla loro esistenza di spaventa(niente) ché il merlo il passero e la gazza non si spaventano più, si spingono in viaggio fino ad un ghiacciaio e poi volano sul mare ad atterrare su di un isola di ciliegi fioriti come origami. Nel mentre due bruchi già pronti a morire si trasformano in farfalle.

un po’ di più

Quando iniziammo a lavorare al nostro primo spettacolo per bambini, ci eravamo trasferiti da poco nella macchia umbra. Dopo la costruzione delle gradinate dell’anfiteatro naturale ai limiti del bosco, cominciammo a riaprire alcuni spazi fra i lecci e le ginestre sotto il casolare e alcuni piccoli alberelli si trasformarono in spaventapasseri. Nacque così l’avventura di questo spettacolo; a partire da un testo su cui Alessandro aveva già lavorato come attore insieme all’associazione Anffas di Desenzano del Garda.

La costruzione dei materiali e la costruzione dei personaggi si sono avvicendate nel processo di creazione.

Siamo partiti da una cupola geodetica d’acciaio rivestita in moduli di cotone bianco. Sopra la struttura abbiamo fissato i due spaventapasseri, mentre dall’interno – pensato come un teatrino per burattini – fuoriuscivano i protagonisti delle diverse scene: un merlo, una gazza, un passero e due bruchi di pezza.

Per animare i due personaggi principali della storia abbiamo iniziato a lavorare sullo sviluppo della comunicazione e del linguaggio nel bambino con particolare riferimento alla psicologia cognitiva. Anche alcuni appunti di glottologia ci sono tornati utili alla creazione della sequenza ritmica iniziale dove lallazione, babbling, comprensione e produzione delle prime parole, “accelerazione” del vocabolario, portano ad un’immediata combinazione della grammatica e alla comparsa delle prime frasi… in rigoroso accento bresciano!

Avevamo già lavorato in precedenza su una caratterizzazione del personaggio a partire da una cadenza, un accento o un’influenza dialettale. I nostri spaventapasseri sposi non solo parlano con una cadenza bresciana; quando la poetica dell’amore sospende il racconto è la lingua bresciana, il dialetto natìo che si fa suono… abbracciando i fonemi di una cultura contadina che non dice ti amo ma aqua, giàs, sàs e raìs.

 

 

 

Una sfida tecnica

Oltre alla costruzione delle scenografie, dei costumi e dei pupazzi la vera sfida di questo spettacolo fu recitare in due senza nemmeno un tecnico di scena. Si decise di nascondere la consolle all’interno della cupola: un mixer audio, due microfoni e un computer con un software per la gestione delle luci. Era necessario ridurre al minimo il lavoro tecnico durante lo spettacolo e permetterci di governare musiche e luci anche dalla postazione degli spaventapasseri, che si trovava all’esterno della cupola. Trovammo la soluzione nel software DMXControl che consente di gestire luci e musiche con un clic. Una volta programmate tutte le scene potevamo attivarle con la tastiera dall’interno della cupola oppure con un mouse nascosto dietro allo spaventapasseri maschio. Quella che all’inizio era parsa una problematica si rivelò una grande opportunità: negli anni abbiamo sperimentato varie tecniche per la gestione dello spettacolo dal palco (Ipad, Iphone, Wii Remote Controller) e ora le condividiamo nel corso di formazione Tutto sotto controller in collaborazione con DocFormazione.

 

Fantasia, delicatezza, pazienza, abilità tecnica, cura dei dettagli e capacità di rendere vivi i materiali; Gli spaventapasseri sposi è per me la sintesi pratica di tutto ciò che mi ha fatto venire voglia di collaborare con Alessandro ed Irene.

Marco Cupellari - regista e attore sito Compagnia