Creare personaggi indimenticabili con le poche parole che una canzone ti concede: è solo uno dei talenti che hanno reso straordinaria la poetica di Fabrizio de André.

Non solo i protagonisti delle canzoni ma anche i comprimari, quelli che appaiono di sfuggita in un verso, possono evocare una quantità di suggestioni: ad esempio, chissà come avrà reagito Ninetta alla morte del suo amato Piero.

Quel “Ninetta mia” così dolce e struggente me la fa immaginare alla finestra, con un papavero rosso in mano che aspetta per anni il ritorno di un soldato vivo, perché di un eroe morto che ne farà? Così, quasi per gioco, affiorano nuovi versi, nuove canzoni, altri personaggi. Da queste suggestioni è nato il “Paesino di Sant’Ilario”, uno spettacolo teatrale in cui si narra la vita di un piccolo borgo popolato da personaggi di De André: un omaggio inedito al cantautore genovese in cui la musica diventa teatro.

È la sera del 10 giugno 1940 e nella panchina di Piazza Vecchia Piero regala un papavero a Ninetta: le ha appena detto che dovrà partire per la guerra ma al suo ritorno si potranno sposare. Franziska è andata a trovare il suo Miché che si nasconde nel bosco: non si è presentato alla chiamata alle armi, è un disertore e Pasquale Cafiero lo sta cercando. Il fratello di Marinella invece in guerra ci vorrebbe andare ma è stato riformato perché è malato di cuore; ancora una volta si sente escluso da una vita che non riesce a vivere. C’è Caterina alla taverna della Çimma che culla la sua bimba Teresa, appena nata. C’è Francesco, che tornerà sconvolto dalla guerra fino a diventare il matto del paese e Trainor che studia chimica e diventerà farmacista. A narrare la vita degli altri ci sono Suzanne nera come la morte e Bocca di Rosa rossa d’amore. Passano gli anni e nell’intreccio delle vite e delle relazioni di paese si compie il destino di ogni personaggio. Sono destini già scritti, o meglio già cantati. Fino all’ 11 gennaio 1999 quando tutto resta sospeso in un limbo dolce e malinconico.

In scena è rappresentato tutto il paese: le abitazioni, la farmacia, la taverna, le vie e la piazza principale con la panchina. I muri delle case sono strisce di nastro bianco, il fiume di Marinella è un telo di 30 metri e i mille papaveri rossi, non uno di meno, sono fatti a mano: gli abitanti si muovono nello spazio creando una sorta di mappa vivente e sono sempre in scena. Lo spettacolo può essere realizzato su un palcoscenico o nella platea del teatro, con un effetto ancora più coinvolgente.

 

Il paesino di Sant’Ilario è stato rappresentato nel 2015 a Montepulciano con 18 allievi dell’Istituto Alberghiero P. Artusi di Chianciano Terme, nel 2013; nel 2015 di nuovo a Montepulciano con un gruppo di 12 adulti non professionisti e a Chiusi (SI) con gli studenti dell’IIS Einaudi Marconi. Nel 2018, nella versione attuale è stato messo in scena dagli allievi del Laboratorio Teatrale per adulti del Comune di Chiusi. Testo, regie e scenografie a cura dei Macchiati

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